Ado Pescantina

A_REPLY
XIX Domenica del tempo Ordinario. Nogarole e Bagnolo, 18 ottobre 2009
view post Posted on 17/10/2009, 15:24P_QUOTE

don Giorgio Zampini

Group: Member
Posts: 55


Status: Offline: ultima azione eseguita il 21/11/2009, 19:39


In questi giorni che segnano l’inizio del nuovo anno pastorale con le attività previste per questi prossimi mesi, la Parola di Dio che oggi ci viene consegnata nel nostro cuore può essere motivo per una comprensione e verifica del ruolo che il laico ha nella comunità parrocchiale di cui è e dev’essere parte attiva. Così anche per chi ha consacrato totalmente la vita al Signore, di modo che la nostra piccola parte di Chiesa che qui formiamo possa essere vera famiglia di Dio.
Innanzitutto occorre chiedersi chi è il laico: siete tutti voi battezzati e cresimanti che nella vita quotidiana: lavoro, scuola, vita sociale, vita famigliare, cercate con ogni sforzo di trasformare in vita vissuta la fede che vi è stata data in dono e che continuamente siete chiamati ad alimentare con un continuo riferimento all’unico Maestro di vita che è il Cristo Signore.
Altro è il ruolo dei religiosi o dei presbiteri che comunque hanno trovato la loro vocazione nel loro essere stati laici nella Chiesa.
Perciò è necessario vivere la fede come laico nella vita, poi soprattutto nella liturgia della Chiesa e nella comunità cristiana.
La liturgia, infatti, è il luogo privilegiato dove il laico si incontra con il suo Signore e pone il cuore, la mente, la volontà, al cospetto di Dio, perché lo Spirito Santo carichi e ricarichi continuamente l’amore dell’uomo che vivendo nella fragilità a cui lo sottopone il peccato necessita di questo stretto contatto con l’Amore, quello di Dio.
Così il laico, cioè il Cristiano, può definirsi tale. Il laico che non vive della liturgia, cioè non permette al Signore di effondere il suo amore in lui non può essere laico.
Ecco perché è necessario pregare per chi non crede o chi faticaa credere, per chi vive la speranza di poter credere, per chi da buon personaggio "avanti" nella vita senza Dio, come si dice, e perciò ignorante laicista, fa di tutto per estromettere dalla fede.
Ma questa preghiera è necessaria anche per chi crede per evitare di trasformare il credere in desiderio di gloria o di potere.
“Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.
A volte si può comprendere tutto ciò per eccesso di zelo quando non solo si crede, ma ci si sente anche in obbligo di gestire l’ambito della vita che è stato affidato.
Allora può esserci uno stile egoista all’interno della famiglia, mancanza di servizio reciproco in casa, gestione non equilibrata del denaro della famiglia stessa.
Pensate ad esempio che un coniuge talvolta deve chiedere all’altro coniuge persino i soldi per fare la spesa quotidiana. Tutto ciò non può essere uno spirito matrimoniale. E’ giusto condividere scelte di spese varie, ma almeno i soldi per il pane quotidiano…
Oppure può esserci il sentirsi obbligati a gestire nell’ambito scolastico o lavorativo la propria posizione senza preoccuparsi dell’altro che magari necessita di aiuto per riuscire meglio nel suo lavoro o a scuola, e, si rifiuta, perché non succeda che uno venga superato dall’altro.
E da ultimo anche nelle comunità parrocchiali quando chi svolge un determinato ruolo si ritiene a chi solitamente svolge servizi più umili. Questo non è essere cristiani e tanto meno laici, anche per i servizi nella Chiesa o comunità parrocchiali hanno tutti la stessa radice che è l’amore di Dio e tutti lo stesso datore di lavoro che si chiama Spirito Santo.
Ecco perché serve la liturgia: per ricevere l’amore di Dio o meglio serve l’Eucaristia per vivere l’amore come lo vissuto Cristo… fino al dono totale.
Non è facile, ma occorre essere fedeli a questo perché può esserci la possibilità di ricevere l’Eucaristia, l’Amore per eccellenza, il Signore che desidera venire nel nostro cuore, camminare con noi, ma nello scontro con l’orgoglio personale spesso “si uccide” l’Eucaristia.
E’ come se l’Eucaristia fosse “abortita”, tanto per usare un termine forte.
Infatti Gesù stesso sottolinea che tutto ciò che si opera si può fare benissimo, ma è necessario fare tutto con umiltà che nasce dall’Amore.
Per rimanere con l’esempio precedente; posso ricevere l’Eucaristia ma se essa è sopraffatta dall’egoismo, l’amore che il Corpo di Cristo mi offre non troverà mai posto in noi. Questa è l’origine del bigottismo, dei basa banchi, è l’origine della poca frequenza dei cristiani all’Eucaristia.
“Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere ala mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato”.
Per essere cristiani si può anche essere, ma il compimento vero della vita è per coloro che se lo conquistano vivendo l’umiltà in tutto ciò che si opera.
Il mondo di oggi, di cui anche noi siamo parte, quanto avrebbe bisogno di riuscire a far spazio all’umiltà, quanti rapporti cambierebbero in meglio e quanta più vita cristiana sarebbe testimoniata con verità; non dobbiamo, infatti, dimenticare che con la nostra vita dobbiamo dire la nostra fede e aiutare chi non crede nel vero Dio a crederci.
E’ questo il PRIMO servizio da fare all’Amore di Dio e con l’Amore di Dio.
E nella misura in cui la comunità si impegna a vivere la liturgia, che vuol dire prepararla e celebrarla, tanto più si aprono i cuori all’accoglienza dell’Amore.
Quanto più una comunità vive in maniera sciatta e grezza la liturgia altrettanto sarà fragile l’accoglienza dell’amore che poi è chiamata a testimoniare.
Questo lo possiamo raccogliere dalle tre letture: l’amore richiede sacrificio di sé, fino al dono totale di sé.
Questo sacrificio per noi lo rinnova Cristo sull’altare nella Messa, ma se questo sacrificio non è vissuto nell’umiltà di mettere tutta la nostra vita a disposizione della sua affinché la nostra venga arricchita ed in quel momento non ci impegniamo a comprendere come dobbiamo vivere secondo la profondità della ricchezza che racchiude la liturgia eucaristica, non potremo mai essere cristiani.
Il Cristianesimo non è una religione ed è sbagliato definirlo così. Il Cristianesimo è esperienza di vita di Cristo da scegliere e da vivere con tutto noi stessi, consapevoli dei nostri limiti, ma impegnandoci con l’umiltà a rimanere alla scuola di Cristo.
Ed oggi sono da ammirare gli esempi di coloro che vivono tutto questo. Il vescovo del Sudan ha raccontato che il 13 agosto scorso i ribelli sono entrati nella chiesa della sua parroc¬chia ed hanno preso tante per-sone in ostaggio. Mentre fug¬givano nella foresta, ne han¬no uccise sette: li hanno croci¬fissi agli alberi.
Qui si che si comprende il sacrificio dell’Amore vissuto fino al dono totale di sé e non si esita a dare la vita per Cristo. Questa è la sua scuola. Noi che non siamo perseguitati forse non riusciamo proprio a donarci completamente per Lui, ma non possiamo tirarci indietro, tradiremo la nostra fede.
Pensiamoci un po’, sarà utile per una svolta efficace di tutta la nostra vita.

Edited by don Giorgio Zampini - 18/10/2009, 23:54
 
P_MSG P_EMAIL P_MSN Top
0 replies since 17/10/2009, 15:24
 
A_REPLY

load
Fast reply
 
 
 

Enable emoticons
Clickable Smilies
Show All


Nickname:      Email: